Il contesto: un’azienda di packaging con e-commerce
Hai un prodotto e stai pensando di venderlo sui marketplace? Questa è la storia di un’azienda che produce packaging e ha uno spin-off di e-commerce per carta da parati, lampade e separè.
L’imprenditore voleva capire se i marketplace potessero essere una strada percorribile. Spoiler: alla fine ha deciso di no. Ma il percorso per arrivare a questa decisione è molto istruttivo.
Gli obiettivi iniziali dell’azienda
Obiettivi dell’azienda:
Ecommerce Manager Esterno
Un ecommerce che non vende è un costo, non un investimento.
Un Ecommerce Manager senior a ore: strategia, marketplace, logistica. Risultati misurabili, senza assumere.
- Testare la possibilità di vendita tramite marketplace
Attività:
Analisi dei marketplace e individuazione dei più adatti al settore merceologico
Analisi dei competitor
Definizione della road map delle azioni e del piano strategico
Analisi della situazione attuale
Il cliente non aveva mai approfondito la vendita tramite marketplace se non in un esperimento parecchi anni fa.
Il ricordo dell’esperimento era abbastanza sbiadito e i cambiamenti, nel settore della vendita elettronica, sono stati veramente tanti.
Da questo spunto siamo partiti per la definizione di un piano strategico analizzando soprattutto il posizionamento dei prodotti del cliente. La strade erano diverse:
- vendita in dropshipping di carte da parati
- personalizzazione delle carte da parati e di altri oggetti (lampade e separè)
- creazione di una serie di prodotti a marchio proprio
Per questa fase abbiamo deciso di puntare sull’ultima strada: i prodotti a marchio proprio. Il dropshipping non convincevano sui margini di guadagno. La personalizzazione diventava troppo complessa per i marketplace (dovendo campionare, inviare il campione, successivamente mettere in produzione).
Scelta della strategia: prodotti a marchio proprio
Partendo da questo punto, abbiamo cominciato ad analizzare i diversi marketplace, sia quelli di “settore” come Manomano, Eprice, Trovaprezzi, Shopalike e Shopping di Google e LeroyMerlin e quelli maggiormente generalisti.
Grazie all’analisi dei diversi marketplace e un’analisi approfondita dei competitor abbiamo optato per la presenza sui marketplace generalisti, nello specifico Amazon e eBay volendo veicolare dei prodotti a marchio del cliente.
Successivamente abbiamo disegnato la roadmap delle azioni. L’idea di partenza è stata quella di creare uno store Amazon. Per farlo siamo partiti dal verificare se il marchio era registrato oppure no. Attraverso una ricerca tramite piattaforma Euipo, abbiamo constatato che il marchio non risultava registrato.
Successivamente abbiamo definito quali sono i costi generali relativi a:
- Piccolo campionario (10 prodotti per tipo)
- Amazon
- eBay
- Tool di sincronizzazione
- Registrazione del Marchio
- Codice Ean per poter veicolare prodotti a marchio proprio
La decisione finale: meglio non investire
L’ultima fase doveva essere quella di pubblicazione dei prodotti. Il cliente valutando l’investimento, ha deciso che strategicamente non era conveniente.
L’obiettivo della bottega e delle analisi di un CDO è anche questo, andare a definire e budgetizzare a monte alcune azioni, per comprendere se sono strategicamente affrontabili oppure no.
Il digitale non è un’opzione per tutte le aziende, ha bisogno di risorse economiche, di tempo e risorse umane. Il lanciarsi su un progetto digitale senza avere ben chiara direzione e budget, può realmente portare a delle criticità. Per questo motivo analisi e strategia sono di vitale importanza.
Alla fine, dopo aver analizzato costi e potenziali ricavi, l’azienda ha scelto di non procedere. E ha fatto bene.
Il digitale non è automaticamente la soluzione per tutti. Richiede investimenti in denaro, tempo e persone. Buttarsi senza una strategia chiara può costare caro. Per questo l’analisi preliminare è il primo vero investimento da fare.