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Esportare vino all’estero: certificazioni e dettagli

Scritto da Redazione
il 10/12/2023

L’espansione dei vini italiani all’estero richiede una comprensione dettagliata della documentazione e delle normative specifiche di ciascun paese di destinazione. Ecco alcuni dettagli chiave per una corretta esportazione.

Certificazioni necessarie per esportare vino all’estero

Vendere vino oltre i confini comporta la necessità di ottenere certificati specifici. Sebbene non sia applicata l’IVA, si potrebbe dover affrontare il pagamento di un dazio, calcolato sul totale delle merci esportate. Quando sono applicate accise, è previsto un meccanismo di restituzione d’imposta.

Documentazione essenziale per esportare vino:

  • Fattura Export
  • Documenti di trasporto
  • Analisi di laboratorio
  • Copia del contratto di vendita o conferma dell’ordine
  • Certificato sanitario

In relazione alla destinazione, la dichiarazione doganale potrebbe richiedere la sigla “EU1” (per i Paesi EFTA) o “EX1” per gli altri paesi. A livello europeo, l’esportazione è monitorata dal sistema EMCS, come previsto dal D.lgs. 48/2010.

Esportare vino all’estero: le regole per USA, Russia, Svizzera, UK

Stati Uniti:

Gli Stati Uniti hanno mostrato grande interesse per il vino italiano negli ultimi anni. Questo mercato ha regolamentazioni ben definite, con la Federal Alcohol Administration Act (FAA Act) che ne regola l’importazione e il Alcohol and Tobacco Tax and Trade Bureau (TTB) che ne monitora l’osservanza.

Documentazione per l’America:

  • Fattura Export
  • Dichiarazione Doganale
  • Documenti di trasporto
  • Packing List
  • Certificato di origine da laboratori autorizzati (potrebbe essere richiesto in particolari circostanze)

Nelle importazioni di bevande alcoliche con una gradazione tra 0,5% e 22% nei paesi EU-28, non sono richieste certificazioni. Tuttavia, il Certificato di Età e Origine potrebbe essere obbligatorio a seconda del paese di origine.

Regno Unito:

Dopo la Brexit, il Regno Unito (esclusa l’Irlanda del Nord) è considerato un paese non appartenente all’UE. Questo comporta l’obbligo di seguire procedure doganali specifiche e presentare documenti specifici.

Documentazione per il Regno Unito post-Brexit:

  • Fattura commerciale o proforma
  • Dichiarazione di libera esportazione
  • Lettera di vettura (AWB)
  • Codice EORI
  • Documento di identità del mittente e recapiti del destinatario.

Esportare vino in Svizzera:

La Svizzera, nonostante non richieda una certificazione obbligatoria per l’importazione di vini italiani, potrebbe vederla come necessaria in base alle specifiche esigenze dell’importatore.

Il mercato svizzero per i vini italiani riveste un’importanza significativa, considerando la sua vicinanza e l’efficienza nei trasporti e spedizioni, offrendo notevoli opportunità di investimento.

Pur essendo membro dell’EFTA, la Svizzera non appartiene all’Unione Europea. È attivo un Accordo Bilaterale con l’Europa, in vigore dal 1 giugno 2006, che assicura un regime preferenziale per le merci provenienti dagli Stati Membri UE, identificato come “EUR1”. Per spedizioni di valore inferiore a 6.000 Euro, l’EUR1 può essere rimpiazzato da una dichiarazione dell’esportatore per identificare i prodotti.

I vini, come altri prodotti alimentari importati da un paese UE, necessitano di dettagli specifici su contingenti, valore IVA, accise ed altre possibili tassazioni. Queste informazioni sono disponibili sul sito del Dipartimento Federale delle Finanze nella Sezione Tariffe d’Uso, denominata TARES.

Esportare vino in Russia:

L’esportazione di vino in Russia richiede la presentazione di una dichiarazione di conformità EAC, che attesta il rispetto degli standard alimentari richiesti dal paese e degli standard tecnici GOST. Questo documento rappresenta un’autocertificazione redatta da un importatore locale.

La cooperazione con un partner locale è cruciale per ottenere il Certificato Statale, richiesto dalla legge russa per la protezione dei consumatori.

Riguardo all’etichettatura del prodotto, è obbligatorio includere:

  • Nome del prodotto
  • Paese d’origine
  • Nome e indirizzo del produttore (anche in caratteri latini)
  • Nome dell’imbottigliatore e data di imbottigliamento
  • Marchio del produttore o del commerciante
  • Percentuale di alcol etilico
  • Eventuale contenuto di zucchero o presenza di OGM
  • Avvertenze per i consumatori sui rischi legati all’abuso di alcol

Oltre a questo, è fondamentale presentare un campione dell’etichetta durante la fase di sdoganamento.

Come l’Export manager fractional può aiutare le aziende ad esportare il vino all’estero

L’Export Manager Fractional rappresenta una figura professionale sempre più rilevante nel panorama dell’esportazione. Questo esperto, grazie alla sua flessibilità e alla sua vasta conoscenza dei mercati esteri, può assistere le aziende vinicole nell’espansione delle loro attività all’estero. L’Export Manager Fractional non è un semplice intermediario, ma un vero e proprio partner strategico.

In primo luogo, conosce le specifiche normative e burocratiche di ogni paese e può guidare l’azienda attraverso l’iter di certificazioni e dichiarazioni necessarie, riducendo così i tempi e gli ostacoli.

Inoltre, grazie alla sua rete di contatti, può identificare i canali di distribuzione più adeguati, stabilire relazioni commerciali solide e identificare potenziali partner o distributori locali. Questo aspetto è fondamentale, soprattutto in mercati complessi come la Russia o in mercati vicini ma dettagliati come la Svizzera.

Infine, un Export Manager Fractional, avendo una visione d’insieme delle dinamiche di mercato, può fornire preziosi consigli sul posizionamento del prodotto, sulle strategie promozionali più efficaci e su come adattare l’offerta alle esigenze e ai gusti del consumatore locale.

In conclusione, l’apporto di un Export Manager Fractional può fare la differenza per le aziende vinicole che desiderano esportare, garantendo un’espansione all’estero efficace, strategica e mirata.

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